Cenni Storici

Le api sociali attualmente vivono in  ogni angolo della terra, tranne che nelle estreme regioni polari.

Prima del XVI secolo erano presenti solo nel vecchio mondo, dove apparvero, evolvendosi e colonizzando il territorio, prima delle comparsa dell'uomo sulla terra. L'uomo primitivo, si nutriva procurandosi  quello che la natura gli offriva: cacciagione, bacche e il dolce miele che prendeva dai nidi di api, costruiti all'interno di alberi cavi o nelle fessure delle rocce.La prima iconografia dei rapporti tra l'ape e l'uomo risale al neolitico (circa 9.000 anni fa).  E' stata scoperta  nel 1921  nella provincia di Valenza, in Spagna, una grotta (Cueva della Araña) sulle cui pareti è raffigurato un nido di api e un cacciatore di miele. L'apicoltura ebbe inizio quando l'uomo, da cacciatore nomade, si trasformò in agricoltore e iniziò ad allevare le api sociali entro contenitori. Nell'Egitto dei faraoni l'apicoltura era nota,  sul sarcofago di Mychirinos (2500 anni a.c.) sono raffigurate api in bassorilievo; sulla tomba di PA-BU-SA a Tebe (625-610 a.c.) è raffigurato un apicoltore che raccoglie il miele da un'arnia in terracotta a forma di anfora.Per molto tempo  l'ape ha  avuto una importante funzione economica , simbolica e magica; il miele cibo degli dei, è il primo dolcificante conosciuto dall'uomo. L'origine della conoscenza scientifica sullo studio delle api risale a 300 a.c. con Aristotele. Le sue opere dove si parla di api sono: La storia degli animali, Trattato della generazione e Le parti degli animali.In mancanza di strumenti adeguati lo studio dell'anatomia dell'ape  si limitava ad una descrizioni delle parti visibili.

<< L'ape scrive Aristotele è un insetto a sei zampe e ha quatto ali  formate da membrane senza liquidi e tegumenti. Le ali, una volta strappate, non ricrescono più >>

Aristotele distingueva le api in tre classi: I re (regine), le api (operaie) e i fughi. Egli pensava che i re generino le operaie e le operaie generano i fughi, ai quali non riconosce alcuna funzione. La  leggenda narra del mito di Aristeo, figlio di Apollo e di Cirene, innamorato della bella ninfa Euridice, la quale, sorpresa dal giovane pastore fugge in un bosco, dove viene morsa da un serpente e muore. Per vendicare la morte, le ninfe della dea Maia  fanno perire tutte le api di Aristeo. Infelice e smarrito il giovane chiede consiglio al dio Protèo, che gli suggerisce di sacrificare un torello, dalla cui interiora, dopo alcuni giorni, uscirà uno sciami di api. Gli uomini hanno dato credito a questa legenda fino al XVI secolo, lo stesso Virgilio descrive in dettaglio il sacrificio del toro sdraiato  sopra un letto di rami di Timo e di Santoreggia fresca...

Ma!!! Vale la pena di sacrificare un torello  per avere uno sciame di Api?.

Tornando ad Aristotele scriveva << Sarà sempre meglio ricorrere all'osservazione sensibile  piuttosto che al ragionamento; si dovrà prestar fede alle teorie solo quando queste  sono in accordo con i fatti osservati>>

 

Aristotele aveva osservato << che non si vede mai nascere un ape in un alveare dove manca il re; possono nascere invece dei fughi>>Senza saperlo evocava la partenogenesi secondo la quale, da un uovo non fecondato può nascere solo un fugo (maschio). Aristotele fu il primo ad osservare il comportamento delle api bottinatrici che non volano da un fiore di una specie al fiore di un'altra  ma << vola da una violetta a una violetta , senza mai alcuna mescolanza prima di tornare all'alveare>>. Questo comportamento è alla base dell'impollinazione incrociata che l'ape assolve in modo straordinario, favorendo  produzioni agricole  e varietali (biodiversità). Dopo Aristotele molti autori  si sono occupati dell'apicoltura, mail loro contributo  non è stato molto rilevante ai fini della conoscenza. All'inizio del seicento  con l'invenzione del microscopio cambiano i modi e lo spirito  dello studio scientifico. Il medico Jan Swammerdam mise a punto delle tecniche di osservazione, i sui studi  furono  pubblicati, dopo la sua morte, in "Biblia Naturae" 1737-1738. Swammerdam  fu il primo a scoprire il sesso femminile della regina, produttrice delle uova di tuta la colonia, e il sesso maschile dei fughi. Egli non vide che le operaie erano femmine con le ovaie atrofizzate e pensò che fossero di sesso neutro. La sua fu un'opera importante descrisse minuziosamente tutte le parti anatomiche dell'ape. Il settecento segnò  una svolta decisiva determinando la fine delle leggende  e dell'immaginario. Rèaumur  nel 1734 pubblica  Memorie per servire alla storia degli insetti 1734-1742, dando un rilevante contributo riguardante l'anatomia e il comportamento delle api. Nel XX secolo  Karl Von Frish  con gli studi sul comportamento delle api, ha scoperto e interpretato la danza di orientamento che le api fanno sui favi.

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